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SPORT
Gli ultras salgono in cattedra, ma la testa resta in curva

di Giovanni Gaudenzi

 

Bologna, Brescia, Parma. Tifoserie a confronto su tutto ciò che sta loro a cuore. La maglia, i colori, il vivere ultras. Questi i temi della conferenza “Leggi speciali per gli ultras. Domani in tutta la città”, tenutasi all’Università di  Bologna presso il dipartimento di Italianistica il 3 marzo 2010: ad assistere al dibattito, tifosi da tutta la penisola, da Ravenna a Cava de’Tirreni. Presente anche Paolo Scaroni, supporter bresciano presunta vittima di un brutale pestaggio da parte delle forze dell’ordine il 24 settembre 2005. Secondo gli ultras, dopo striscione_paolola partita tra Hellas Verona e Brescia, in stazione, venne caricato senza motivo e colpito ripetutamente alla testa da agenti della celere, con i manganelli al contrario. Oggi è invalido. Il 31 marzo di quest’anno ci sarà la prima udienza del processo. Per Diego Piccinelli, uno dei responsabili della Curva Nord del Brescia (che non partecipò alla trasferta perché diffidato) «l’allora questore di Verona,  Merolla, dichiarò che la ferita era stata provocata da un sampietrino lanciato da tifosi bresciani». Secondo quanto sostiene Paolo nella lettera aperta inviata al ministro dell’Interno Maroni il 23 settembre del 2009, il referto medico confermerebbe la tesi degli ultras. Ma la rabbia delle tifoserie non si ferma a questo episodio. Giusy, dei “Forever Ultras 1974” del Bologna, spiega che l’ultima trovata della repressione è «la tessera del tifoso. Offre sconti, ma ha i suoi costi. Ed è frutto di accordi tra società di calcio e banche». E a chi sostiene che serva a riportare allo stadio le famiglie, allontanando gli autori di violenze sottoposti a diffida risponde sarcastica: «Come può una famiglia sopportare le spese di mantenimento di quattro carte di credito per andare alla partita?». Inoltre, «se si subisce un divieto di accesso alle manifestazioni sportive la tessera viene sequestrata e non è previsto nessun rimborso del denaro rimasto all’interno». Se la prende poi con i «reati da stadio, comportamenti legali nella società civile, ma vietati nelle curve». Cita l’esempio recente delle «diffide subite dai ragazzi di Reggio Emilia rei di aver esposto uno striscione per la morte di un tifoso reggiano di 92 anni».  Non autorizzato dalla questura. «Lo stadio – dice - è il laboratorio della repressione che colpirà tutta la società». 

 

Maccio, dei Boys Parma, affronta la tematica delle infrastrutture. Gli stadi italiani sono vecchi e fatiscenti. La soluzione prospettata dalle istituzioni sarebbe la privatizzazione, ma «significherebbe permettere speculazioni edilizie di ogni tipo nelle zone interessate dai bandi di vendita. Il pretesto è la candidatura dell’Italia per l’Europeo 2016. Politici, costruttori e presidenti delle squadre sperano di approfittare Fossa2della situazione per impossessarsi delle strutture e ammodernarle con soldi pubblici». Frollo, della “Fossa dei Leoni” fortitudina, parla degli ultras nel basket. E sembra un altro mondo: «Il nostro settore ospita massimo 1.500 spettatori a partita. Abbiamo manifestato nel 2003 sotto la sede della Lega basket a Bologna e adesso ogni gruppo che segue la pallacanestro in Italia dispone, per le trasferte, di 50 biglietti al costo di 10 euro. Qualche compromesso è stato conseguito anche per quanto riguarda le dirette tv e gli orari delle partite. E abbiamo un programma su Punto Radio ogni giovedì alle 18». Tutto all’acqua di rose? Certo che no. «Tra i nostri nemici iscrivo giornalisti e sbirri. Nella nostra trasmissione l’onorevole Malabarba ha tracciato un quadro fosco di come si fa carriera in polizia. Grazie al nuovo sistema di punteggi per la progressione di carriera, introdotto da De Gennaro, i questori più diffide fanno, più punti hanno. E la diffida è un provvedimento discrezionale e amministrativo».

 

Se le battaglie sono comuni, l’aggregazione tra diverse realtà è impossibile: «Ci abbiamo provato - dice Giusy –, abbiamo portato 8.000 persone di 80 tifoserie diverse in piazza a Bologna nel 2004. La spaccatura è avvenuta nel momento di decidere se adempiere all’obbligo di dichiarare gli striscioni in questura. Oggi non vedo le condizioni per ricreare una struttura del genere». Anche tra gruppi della stessa squadra ci sono problemi: «Noi, Brescia 1911, abbiamo iniziato uno sciopero del tifo dopo la disgrazia di Paolo. Non andavamo neanche più in trasferta. Le domeniche le passavamo al suo capezzale, nei due mesi di coma e anche dopo. Altri gruppi hanno deciso di non seguire la stessa linea. Come possiamo dialogare?» sostiene Diego. Un mondo variegato, diviso, ma unito da una mentalità che non disdegna lo scontro fisico. Sono disposti a pagare per i comportamenti sbagliati, ma pretendono lo stesso anche per i poliziotti. «Spaccarotella è libero. Per chi ha ucciso Aldrovandi, solo 3 anni e 8 mesi. Una diffida può durare di più», sorride amaro Frollo. La serata si chiude. Due cori nel vento. Uno per Paolo. L’altro è un urlo per affermare la loro identità: «Libertà per gli ultras!».

 

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