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Esercito regionale? «Non sappiamo che farcene»

di Enrico Bandini

rondeUn vecchio adagio dei tempi del fascio ripeteva “battaglioni del Duce, battaglioni della morte creati per la vita, a primavera s’apre la partita”. Anche il Carroccio ha aperto la sua partita di primavera: quella dei “battaglioni regionali”. Per la Lega non bastano carabinieri, polizia, esercito, protezione civile, ci vuole anche un esercito straordinario di mille uomini per ognuna delle venti regioni, ispirato alla Guardia nazionale americana. A pensarlo sono i 40 deputati leghisti che hanno sottoscritto la proposta di legge. Quattro di loro: Gianluca Pini, Angelo Alessandri, Massimo Polledri, Fabio Raineri sono emiliano-romagnoli. Il primo firmatario del testo è il bellunese Franco Gidoni che si stupisce del clamore levatosi attorno al tema: «Non è una grande novità quella degli eserciti regionali: il Pdl, con Cirielli, ha presentato a metà febbraio un analogo progetto di legge. La differenza sta nel fatto che loro vogliono aggregare i volontari su base regionale a battaglioni già  esistenti. Era necessario –continua Gidoni- provvedere con una riserva mobilitabile per compensare la riduzione dei numeri dell’esercito, conseguente all’organizzazione della leva su base volontaria».

Sui contenuti del progetto di legge si pronuncia anche il ventottenne Iacopo Morrone, segretario provinciale della Lega per Forlì-Cesena: «Gli eserciti regionali –dice- potrebbero fornire un utile aiuto all’esercito regolare e alla protezione civile, coadiuvandone gli interventi in determinate giornate dell’anno, in corrispondenza di eventi straordinari quali manifestazioni ed emergenze dovute a frane o alluvioni. L’ ingegnere Demetrio Egidi, direttore dell’agenzia regionale della protezione civile non ritiene che ci sia bisogno delle forze dell’ordine straordinarie e fornisce un’altra lettura del disegno di legge leghista: «È una proposta tutta politica –dice. In Emilia-Romagna la giunta regionale e l’assemblea legislativa hanno varato la legge regionale 1/2005 sulla protezione civile, istituendo l’agenzia regionale, con la quale è già stata data una risposta alternativa alla costituzione di un esercito regionale con analoghe competenze». I nuovi contingenti voluti dalla Lega garantirebbero inoltre un’azione di supporto al mantenimento dell’ordine pubblico». Il segretario leghista di Forlì-Cesena schiererebbe l’esercito emiliano-romagnolo anche «a presidio della riviera che, nei mesi estivi, è presa d’assalto da venditori abusivi e da visitatori non sempre ben intenzionati».

In principio erano le ronde: «In molti Comuni dell’Emilia-Romagna –continua Morrone- gli assistenti civici hanno svolto un servizio a tutela del territorio e hanno avuto una loro funzione». Non la pensa così Liana Barbati, capogruppo Idv in Regione, che archivia l’esperienza dei vigili padani come «un fallimento». Della stessa opinione è Marco Monari, capogruppo Pd: «La proposta degli eserciti regionali non è in linea con il concetto di unità nazionale, non ha nulla a che vedere con la volontà di dare un impianto federalista allo Stato. È insomma –prosegue- la solita litania del federalismo a chiacchiere e quindi fa il paio con le ronde: tutto fumo, un diversivo per non ammettere l’incapacità gestionale di fronte a problemi ben più concreti e urgenti, come quelli dei profughi o della disoccupazione». Per Morrone: «la reazione dell’opposizione è dettata solo da paura. Il problema vero della nostra regione è che le amministrazioni di sinistra non hanno cambiato di una virgola le loro politiche sull’immigrazione e questo spiega l’avanzata della Lega. Gli eserciti regionali potrebbero aiutare anche nel contrasto dei flussi migratori. L’esercito siciliano –prosegue Morrone- potrebbe pattugliare le coste, evitando che i clandestini eludano i controlli e scappino verso nord, con il rischio di trasformarsi in potenziali delinquenti».

Se la proposta del Carroccio è stata recepita come una provocazione un po’ stravagante dal centro-sinistra, non è mancato chi, tra gli alleati, l’ha derubricata come «una boutade da propaganda elettorale». È l’opinione del senatore Pdl Filippo Berselli che liquida con una risata ogni tentativo di prendere troppo seriamente la faccenda: «Sono battute in chiave elettorale, tutto qua, suscitano ilarità nella gente comune». Divertita si è detta anche, sul fronte opposto, Liana Barbati: «La mia prima curiosità –dice- è stata sapere a chi dichiarerà guerra il Veneto. A cosa serve un esercito regionale? A nulla. La verità è che il governo sta gestendo da dilettante la questione degli sbarchi e l’emergenza clandestini. Quello degli eserciti –conclude Barbati- è uno specchietto per le allodole, l’ennesima proposta ridicola della Lega. Se ne accorge ogni persona di buon senso».