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Cold case bolognesi : il delitto di Via Mirasoli È uscito dal suo appartamento di via Mirasole la sera del 30 dicembre 1982 per non tornare mai più. E’il mistero di Angelo Fabbri, 26 anni. Angelo non è proprio uno studente come tanti. È uno dei più brillanti allievi di Umberto Eco. È iscritto al Dams, la disciplina dello spettacolo della facoltà di lettere.
Via Mirasole è una tipica stradia da cartolina del centro storico bolognese. Case basse, colorate, portici, biciclette legate alle canalette di scolo delle grondaie. Angelo esce in silenzio, perché successivamente i suoi vicini dichiareranno di non aver sentito nulla. Angelo ha lasciato via Mirasole da vivo. Questa strada era stata già teatro nel 1921 del delitto insoluto del maresciallo dei carabinieri Pietro Biraghi, ammazzato con una revolverata sparata da una porta al pianterreno. L’assassino non fu mai trovato. Via Mirasole all’epoca era una strada malfamata, abitata da bande di ladri e scassinatori come la “banda dei tatuati”. Era insieme a via Azzogardino, via San Felice e via del Pratello, strade in cui anche i poliziotti non osavano avventurarsi da soli. Ma la via Mirasole di Angelo Fabbri è diventato un posto dove vivono gli studenti fuorisede, un simpatico feudo dove risiedono temporaneamente ragazzi arrivati da tutta Italia per studiare a Bologna. La Bologna degli inizi degli anni ’80 è una città ancora scossa dalla strage alla stazione, ma dove si è completamente esaurita la spinta del movimento del ’77. E' iniziato il cosiddetto "riflusso" del movimento. È una città stanca che inizia politicamente a disimpegnarsi per darsi all’edonismo degli anni “da bere”, quella in cui Angelo trova la morte. La morte si presenta ad Angelo con dodici coltellate, sei delle quali mortali, disposte in circolo sulla sua schiena. Le ferite hanno profondità differente come se le mani che le hanno inflitte fossero diverse. L’assassino o gli assassini lo hanno lasciato in Val di Zena, sull’Appennino a sud del capoluogo. L’impermeabile non presenta segni. Forse lo hanno ucciso in un altro posto e trasportato lì. Quasi sicuramente in due. Angelo è quello che si definirebbe un ragazzone. Un metro e novanta per quasi cento chili. Un bravo ragazzo nella cui vita non ci sono ombre che indirizzino le indagini. Il 6 gennaio vengono fermati Mario Isabella e Giovanna Fadda, due amici di Angelo. I due giovani avevano vissuto in pieno l’illusione movimentista del |
Originario di Cervia, ha deciso di stabilirsi a Bologna in modo permanente. Vuole infatti tentare la carriera universitaria da ricercatore. Un ragazzo con un avvenire brillante. Non sa, non può sapere che le ultime ore del 1982 saranno anche le ultime della sua vita. Sta organizzando il suo Capodanno a Roma, da amici. È proprio un amico che sente per ultimo la sua voce. Sandro Vaienti, riceve la telefonata di Angelo verso la mezzanotte del 30 dicembre. Hanno un po’ di cose da dirsi, come accade tra amici che sono molto in confidenza. Quando Angelo riaggancia è l’una e mezza. La notte di San Silvestro è stata organizzata. Decide di uscire dall’appartamentino di sua proprietà in via Mirasole 10.
’77 militando nelle file dell’Autonomia Operaia. Ma erano usciti dal giro della politica attiva. Sembra che Angelo avesse avuto una relazione con Giovanna. Ma i due vengono scarcerati quattro giorni dopo. Hanno un alibi per la sera del delitto: hanno cenato insieme e passato la notte in un appartamento preso in affitto. Le indagini sul caso Fabbri non avranno mai seguito. Gli assassini di Angelo sono ancora in libertà. Per questo mistero non esiste, almeno finora, soluzione.