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L'arte del flamenco conquista Bologna
di Sara Zuccoli
Sentimento, emozioni, sguardi, mani. Gonne, ritmo, passi. E’ delicato come una poesia il flamenco, ballo tipico dell’Andalusia dalla marcatissima ispirazione gitana. L’esecuzione di questa danza mescola canto, ballo, movimento delle mani e strumenti musicali – chitarra e nacchere su tutti. Una sinfonia collettiva diventata una moda anche a Bologna, dove le richieste per seguire corsi di flamenco – un po’ sport, un po’ hobby, un po’ gioco – sono aumentate esponenzialmente negli ultimi anni. E dopo il "boom" del tango, adesso fioriscono tanti saggi di flamenco in città in questo periodo. Sabato 9 aprile, ad esempio, l’auditorium Manzoni ospiterà la lezione-spettacolo di Rita Marchesini intitolata “Capire il Flamenco”. Un pomeriggio dedicato agli stili che si possono mettere in pratica, interpretando espressioni diverse del “bailar”.
La filosofia di base di chi balla il flamenco è la voglia di libertà, la gioia di vivere, il desiderio di affermazione della propria esistenza. Elementi nati nella Spagna di 8 secoli fa, quando la popolazione gitana si mescolava agli autoctoni dell’Andalusia, ed in una vita all’insegna della miseria si cercava l’entusiasmo per rimanere insieme. Da qui sono nati i movimenti sinuosi delle ballerine accompagnati dalle melodie ritmate. E oggi a Bologna quelle musiche ritornano, non per combattere la povertà ma per permettere ai danzatori di staccare dal tran tran quotidiano. Sono ben quattro le palestre convenzionate con il centro universitario sportivo che propongono corsi settimanali di flamenco, a vari livelli e per tutte le età. 
Roberta Ravaglia è una ballerina di flamenco che tiene corsi presso l’associazione culturale “La Fragua”, e che conosce bene come si è evoluto il fenomeno in città. «Attualmente ho classi per tre livelli. Ci sono circa 12 persone ogni classe, ed in prevalenza sono le donne ad essere più interessate al flamenco». Il ballo spagnolo affascina tutti, grandi e piccini. «A frequentare i miei corsi c’è anche una ragazzina appena adolescente – prosegue Ravaglia – ma ci sono anche donne tra i 50 e 60 anni. Di certo, l’età media si colloca a metà tra questi estremi, ma la partecipazione per età è trasversale».
E se la crisi avanza, i costi per un corso di flamenco di due mesi, con una lezione ogni settimana, si aggirano intorno ai 90 euro: una cifra che in molti sono disposti a sostenere pur di imparare a volteggiare a ritmo di chitarra con un fiore tra i capelli. «Ogni anno – chiude Roberta Ravaglia – presentiamo in un saggio di fine anno i risultati del nostro corso. Quest’anno l’appuntamento è per il 15 di aprile con i ballerini del terzo livello, quello di semi professionisti, a Palazzo Gnudi, per una serata dedicata solo al flamenco». Del resto, come diceva la famosa ballerina spagnola e insegnante Merche Esmeralda, «il flamenco non è fatto solo di potenza, forza e virtuosismo. La prima cosa che insegno è la tecnica, perché è filo conduttore per fare diventare la danza un’arte».
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