|
Dagli States arriva il lacrosse. Intervista a Emanuele Govoni, fondatore dei Bologna Sharks
Il lacrosse non è uno sport molto popolare in Italia. Come ti ci sei avvicinato? «Ho conosciuto questo sport grazie ai telefilm e a canali televisivi satellitari come Espn, che trasmettono i campionati universitari americani. Ho visto una partita di lacrosse e mi ha incuriosito». Dalla semplice curiosità a fondare una squadra il passaggio non è immediato… «Mi sono chiesto se esistessero dei club di lacrosse in Italia, non solo a Bologna. Così ho contattato Fabio Antonelli, il presidente della Figl (Federazione Italiana Giuoco Lacrosse, ndr), che ha solo 24 anni e che da solo sta facendo un lavoro immenso. Mi ha detto che a Bologna non c’era nessuna squadra ma che potevo provare a fondarne una. Così l’ho fatto: all’inizio ci allenavamo nei parchi con attrezzature usate, che la federazione faceva arrivare dagli Stati Uniti». È stato difficile trovare gli altri componenti della rosa? «Ho cercato ragazzi interessati a far parte di questo progetto attraverso internet e lasciando annunci in giro per la città. Qualcuno ha risposto: tutti veniamo da altri sport, io dal calcio, c’è chi giocava a rugby, chi a basket, tutta gente che nelle altre discipline non sarebbe arrivata in alto e che invece nel lacrosse gioca un campionato nazionale». Ho letto che in rosa ci sono anche degli americani… «Sì, sono studenti della “Johns Hopkins”, che a Baltimora ha una squadra di lacrosse molto forte. Negli Stati Uniti questo sport è popolare e loro lo praticavano all’università. Però non rimarranno per molto in Italia, quindi siamo sempre alla ricerca di altri giocatori. Ma la storia degli Sharks è fin dagli inizi legata agli stranieri: il nostro primo coach è stata una ragazza di Utrecht, che era in Erasmus a Bologna». A proposito, dove vi allenate e dove giocate? «Ci alleniamo al Dopo Lavoro Ferroviario, in via Serlio. Il campionato, invece, per noi è sempre in trasferta. Visto che siamo affiliati a Torino, per giocare in casa andiamo in Piemonte e per le partite fuori casa siamo arrivati fino a Roma». Per partecipare al loro primo campionato gli Sharks si sono affiliati con Torino. Come è nata questa collaborazione? «Entrambi i club non avevano abbastanza giocatori per affrontare un campionato. In questi casi Antonelli consiglia di cercare di partecipare alla stagione agonistica tramite un’affiliazione con un’altra squadra, se non altro per fare pratica. Devo dire che l’esperienza è stata positiva: siamo motivati ed affiatati, il ruolino di marcia negativo (sei sconfitte su sei partite, ndr) è dovuto all’inesperienza, ma con il passare del tempo e delle partite ci stiamo migliorando». A fine stagione però l’affiliazione scadrà. Cosa c’è nel futuro degli Sharks? «Per la Coppa Italia, che si terrà a La Spezia tra un paio di mesi, lanceremo la nostra squadra. Saremo i Bologna Sharks, senza nessuna affiliazione. Abbiamo raccolto altre adesioni e adesso siamo abbastanza per avere una squadra tutta nostra. Con i Taurus ci siamo trovati bene, però è ora di lanciarsi, anche per provare a diffondere questo sport». Per il primo anno senza affiliazione che cosa sogni per la tua squadra? «Vorremmo migliorarci in campionato, ottenendo qualche vittoria. E poi, nel 2012 ci saranno i Campionati Europei in Olanda. Vedere un giocatore degli Sharks in maglia azzurra sarebbe la ciliegina sulla torta». |
