Settimanale di informazione bolognese

L'onda lunga di Fukushima colpisce i ristoranti giapponesi

di Luca Bortolotti


finger-food-sushiCibi contaminati, pesce radioattivo: dal Giappone arrivano notizie sommarie e inquietanti, e improvvisamente il sushi fa paura. E i ristoranti giapponesi ne pagano le conseguenze. A Bologna, dove ci sono più di venti tra ristoranti, sushi-bar e take-away che servono i piatti del Sol Levante o asian-fusion, in due settimane il giro d’affari è calato in media del 20%. Eppure, nessuna delle materie prime usate nelle cucine nipponiche a Bologna arriva dal Giappone. E quelle che fanno eccezione sono state consegnate ben prima della tragedia di Fukushima.

Insomma, quel che va sottolineato sin da subito è che, di fatto, non ci sono rischi nel mangiare giapponese a Bologna e in Italia nel dopo-Fukushima. Non più di prima, non più che nel mangiare qualsiasi altra cosa. Vale la pena ricordare, che, peraltro, lo stesso Ministero della Salute italiano ha vietato le importazioni di cibo dal Giappone.
Ma la gente, questo, lo ha capito? In effetti pare di no, perché, come la mucca pazza, o l’aviaria, anche la fobia della radioattività ha portato a un calo dei consumi, e a una diffidenza verso il sushi, che andava tanto di moda fino a un mese fa. Tant’è che la maggior parte dei ristoranti giapponesi in città sono stati aperti negli ultimi due anni.

Nei ristoranti giapponesi di Bologna si parla di un 20% di clienti in meno nelle prime due settimane dopo lo tsunami. «Ora i clienti sono incerti, fanno domande e hanno paura» spiega He Guowei, amministratore della catena Haiku, che ha due locali a Bologna, in via Irnerio e via Stalingrado, e uno a Riccione. «Non si può parlare di crisi, ma di certo ne abbiamo risentito sensibilmente». Dello stesso avviso anche Andrea Magelli, amministratore di Sosushi, catena nazionale con centro a Bologna, che sotto le Torri ha tre punti vendita, più uno a Castenaso. «La paura c’è e il calo è consistente – racconta Magelli – Da città a città le reazioni sono state diverse, a Bologna si parla di un 20% in meno, con un certo timore e richiesta di informazioni da parte dei clienti».
«Per colpa degli allarmismi po’ di clienti li abbiamo persi», ci dicono dal Tokio di via della Liberazione. «Parliamo del 10-20% in meno». «Indubbiamente, soprattutto nei primi giorni, la psicosi c’è stata» confermano anche allo Zushi, che a Bologna ha aperto l’anno scorso in viale Pietramellara. «Abbiamo cercato di tranquillizzare, e spiegare che dal Giappone non arriva nulla: l’allarme sta cominciando a rientrare ora, pian piano stiamo ripartendo».
«Il tema non è la pericolosità del cibo, semmai l’aumento dei prezzi: anche in Giappone importano dall’estero il pesce per il sushi», sottolinea ancora Magelli di Sosushi, che poi lancia una provocazione. «La stampa ha contribuito a diffondere paura, creando confusione: ma nessuno dice poi che da anni mangiamo pasta fatta con grano che proviene dalla Bielorussia e dai campi vicino a Chernobyl».
Tant’è che tutti o quasi i ristoranti giapponesi della città hanno ritenuto di segnalare esplicitamente nei propri siti la provenienza europea o americana delle proprie materie prime. Del resto, nei locali giapponesi di Bologna già da prima dello tsunami la maggior parte dei prodotti non arrivava dall’Oriente. «Solo due su 70 referenze servite nei nostri ristoranti provengono dal Giappone», sottolinea Magelli. Per fare qualche esempio, per la catena Sosushi, il pesce viene dal Mediterraneo o dall’oceano Indiano, il riso viene prodotto in Piemonte, nella Lomellina, da un’azienda giapponese. Le alghe arrivano dall’Indonesia, persino la birra Asahi è prodotta in stabilimenti giapponesi in Germania. Il materiale di più difficile reperibilità fuori dal Giappone è il wasabi, che da oggi arriverà dalla California. Se ancora oggi si trovano sulle tavole bolognesi alghe e wasabi giapponesi è perché «gli ordini vengono fatti ogni due mesi, e gli stock presenti ora in Italia sono arrivati ben prima del terremoto», ricordano Magelli e He Guowei.

L’impressione è che si tratti di un allarme destinato a rientrare. Quando della tragedia giapponese si smetterà di parlare ogni giorno, anche la paura sarà dimenticata e il sushi tornerà di moda.

 

Sushi, riso, wasabi: ecco da dove arrivano